I ragazzi di Olimpia

I ragazzi di Olimpia

Lo Stadio dei marmi, posto al lato dello Stadio Olimpico di Roma, è uno dei più suggestivi tra gli impianti sportivi compresi nel Foro Italico. Così come l'intero complesso architettonico anche questo stadio, realizzato nel 1932, fu progettato dall'architetto Enrico Del Debbio. La suggestione di questo spazio è dovuta non solo al paesaggio in cui è inserito ma anche all'elegante struttura architettonica, caratterizzata da enormi gradinate sormontate da 60 statue di marmo bianco, alte ciascuna 4 metri.
Osservando con attenzione due di queste, sulla parte destra dello stadio (lato Tevere), si potrà notare la notevole somiglianza tra i lineamenti del volto di due pugili (Ascoli Piceno e Mantova). Lo scultore, Giuseppe Cecconi, per realizzare questi due marmi ha utilizzato lo stesso atleta come modello. Si trattava di un pugile di nome Sante De Leo campione italiano di pesi massimi nel 1932, e che ho avuto il grande piacere di conoscere personalmente negli anni ottanta, potendo apprezzare non solo la sua storia di grande atleta ma soprattutto il suo alto valore morale.
Dal punto di vista fotografico la mia scelta delle inquadrature e delle composizioni è il tentativo di rappresentazione di qualcosa che potesse andare oltre la classica visione di forza ed integrità che questi prestanti ed arditi atleti volevano trasmettere. La mia è stata una ricerca di dialogo che, iniziata con il pugilatore Sante, è proseguita negli sguardi e nei reconditi pensieri degli altri personaggi. Dalla teatrale fierezza all’impacciato dinamismo, dalle muscolature inturgidite e corrose dal tempo questi ragazzi sembravano parlare. Le ombre enfatizzano le espressività. Il formato quadrato contribuisce a creare una dimensione psicologica. Le figure anatomiche si scompongono in piani e linee che lasciano intuire la presenza ed il ritmico succedersi dei movimenti delle figure stesse nei loro atti atletici. Le pseudo-solarizzazioni e le riquadrature ricordando stilemi cubisti e futuristi, contribuiscono a liberare queste statue dalla loro memoria politica rivelandone l’umanità ed in definitiva trasformandole da icone monumentali a immagini senzienti ed emozionali.
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