Il bel tempo andato

Progetto di arte e fotografia creativa liberamente ispirato alla scena rappresentata dal pittore inglese preraffaellita John Melhuish Strudwick nell'opera "Il bel tempo andato" ("In the Golden Days”).

Gabriel Rifilato scrive:
Dopo aver visto In the Golden Days alla mostra Alma-Tadema e i pittori dell'Ottocento inglese che ha avuto luogo quest’anno a Roma al Chiostro del Bramante, sono rimasto letteralmente sedotto dalla potenza visiva di quell’olio su tela nel quale il pittore inglese John Melhuish Strudwick ha raffigurato tre donne raccolte in un affascinante ambiente rinascimentale.
L’aspetto che mi ha sedotto in In the Golden Days è la composizione straordinariamente perfetta con la quale Strudwick ha riempito lo spazio della sua rappresentazione: soprattutto la posizione delle Tre Donne, la relazione tra loro, l’abbigliamento e lo sguardo, ma anche gli elementi e i dettagli dell’ambiente enfatizzati dalla prospettiva creata da una scala in primissimo piano, e la vista fuori da una finestra aperta.
Quindi, ancor prima di cedere all’interpretazione storica e all’analisi del messaggio letterario di questa scena, le Tre Donne di In the Golden Days rappresentano per me un mitologico inno alla leggiadria, al fascino seducente, al mistero e al pudore femminile. Tre Donne con “la piccola bocca chiusa, gli occhi a mandorla e lo sguardo rivolto verso il basso” (così come erano descritte dalla nota critica della mostra) che ho immaginato di poter ricreare “dal vero”, in una rappresentazione scenica che è stata oggetto di questo progetto artistico svoltosi durante la primavera di quest’anno.
Due mesi di lavoro, con l’insostituibile contributo dei pittori e scenografi che hanno collaborato al nostro laboratorio artistico (Maurizio Bedini e David Renka), di una costumista e truccatrice (Livia Mazzani), del gruppo di fotografi che ha preso parte alle riprese (Roberto La Mantia, Mauro Legumi, Sandro Lombardo, Pino Màscali, Livia Mazzani, Mario Perrotti, Manoochehr Pourshaban, David Renka, Virginia Rifilato), e naturalmente delle numerose modelle che hanno saputo interpretare con il loro volto, il loro corpo e le loro espressioni Ginevra e le ancelle che, nelle intenzioni di Strudwick, evocavano un passato felice che non c’è più (Erika Antares, Aiscia Marchio, Olga Matsyna, Alexandra Meneses, Ren Stark, Maria Erova ed Enice Deborah Tanoh, coordinate da Candy Rodriguez e Princess Anne).
Il nostro lavoro ha avuto inizio con l’analisi dell’ambientazione dell’opera, la scelta della location e i relativi sopralluoghi, seguiti dal meticoloso casting delle modelle per la scelta delle tre protagoniste della scena. Abbiamo quindi affrontato l’analisi dei costumi di scena, la scelta dei tessuti, degli oggetti di scena e degli elementi di arredamento che dovevano essere presenti nell’ambiente.
La necessità di ricreare la scena pre-Raffaellita di questo quadro ci ha messo di fronte a varie sfide “visive” che, dal punto di vista della ricostruzione fotografica, si sono rivelate straordinariamente formative.
Qual è il punto di visuale dell’autore dell’opera? Come ricreare la prospettiva della scena, quale obiettivo e lunghezza focale utilizzare nella ripresa, con quali modalità impostare le fotocamere, come costruire l’insieme della composizione e gestire le luci e le ombre nell’ambiente interno, o ancora come restituire la “tavolozza dei colori” utilizzati da Strudwick?
Ma anche interpretare il messaggio dell’autore (i suoi temi preferiti: la musica e lo scorrere del tempo), considerare il ruolo delle Tre Donne, le loro espressioni, le funzioni degli oggetti di scena, la scelta del messaggio che volevamo dare con la nostra interpretazione e con la nuova ambientazione della scena che lentamente si delineava.
All’inizio di giugno, dopo un mese di incontri di studio e conversazioni, sono cominciate le riprese in teatro. Inizialmente ci hanno impegnato soprattutto nell’allestimento dello sfondo il quale, dopo varie riflessioni, si è deciso di risolvere in modo pittorico: un fondale dipinto da David Renka in piccolo formato, poi stampato in rotoli e assemblato sulla scena. E poi la scelta dei costumi, che abbiamo pensato di realizzare da semplici veli acquistati al mercato multietnico dell’Esquilino, il trucco (o, meglio, il “non trucco”), e poi la preparazione delle modelle che è stata forse la prova più difficile ma anche più avvincente.
Siamo passati poi alla simulazione della scena originale di Strudwick e, dopo alcuni tentativi di “imitazione”, alla nostra idea di trasfigurazione in chiave surrealista, ispirandoci alle foto di Joel-Peter Witkin, ad alcuni oggetti di scena che rappresentassero il nostro “bel tempo andato”, e a una veduta più moderna della scena, ipotizzando un incontro tra femminilità di diverse etnie.

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