Manhattan street life

Sono bastati cinque giorni per essere catturato dagli umori, dalle situazioni di uomini e donne immersi nella vita convulsa di una Manhattan dei momenti singoli, ma come nello storyboard di un film. I volti e le ambientazioni sembravano cristallizzarsi spontaneamente davanti all’obiettivo, in pochi istanti. Queste immagini sospese in un’atmosfera creata da frammenti di storie che vagano tra il reportage urbano, l’esistenza concreta, il loro tempo.
L’occhio diventa rapidamente attento e selettivo nel cogliere le figure imprigionate in questo comune senso del transito, dell’attraversamento, dirette verso le proprie vite così come la città le custodisce.
Il dito preme il pulsante di scatto in quell' istante che percepiamo essere il nostro unico, per fermare una irripetibile sensazione: “sentire il momento giusto”.
Sono bastati cinque giorni a far nascere l’empatia tra la città e il suo interlocutore: un gioco di sguardi, una rincorsa per fermare attraverso lo scatto un’atmosfera, un’aura, un’emozione singola o corale. Ora capisco perché New York è la città più amata, ritratta e fotografata dagli artisti di tutto il mondo: tutti vorrebbero fare almeno una comparsa in questo teatro di strada del vivere quotidiano, sorpresi nella luce americana. Un luogo dove tornare e tornare ancora, senza timore, perché il suo fascino permane sempre intatto, nonostante tutto…




















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