Ossidazioni di desideri

Still life, in italiano comunemente tradotto con natura morta. Ma si potrebbe optare anche per “Natura silente”.
“Still” come aggettivo vuol dire fermo, ma come avverbio significa ancora. Dunque se usato come aggettivo unito al sostantivo “life” significa “Vita ferma” (forse mancanza di vita) o “Vita morta”, una sorta di ossimoro. Ma se si pensa all’avverbio la traduzione letterale può diventare “ancora in vita”.
Gli oggetti fotografati sono lì reali, come reali lo sono stati nelle mani dei miei cari. Queste non sono nature morte. Non in senso pittorico, perché non c’è l’atto di trasposizione simbolica tipica della pittura. Sono dei ready-made, dei già fatto, dove il mio merito è solo stato quello di risospenderli in vita. Per fotografarli li ho dovuti toccare. Ora sono lì che emergono dal nero, sospesi nel tempo, si rendono immortali e tutte le volte che li guardo l’illusione pittorica della vita e della morte scompare. Essi sono lì, veri. La natura presentata è autentica e dunque pure la sua morte, ma forse si presenta più lieve. In quanto immagine, la fotografia stessa è vero che sospende la vita, ma fa compiere un salto fuori dal tempo.
In definitiva lo still life fotografico pare avere difficile identità. A me questo termine inglese, piace pensarlo e tradurlo come “Vita sospesa”.
“Fotografia ottenuta per semplice interposizione dell'oggetto fra la carta sensibile e la fonte luminosa." Che poi prosegue "Colte nei momenti di distacco visivo, durante periodi di contatto emozionale, queste immagini sono ossidazioni di desideri fissati dalla luce e dalla chimica, organismi viventi.” [Man Ray]
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