Passaggi di tempo

Nella più antica basilica papale d’occidente sono entrato molte volte e molte volte ho visto incursioni di luce disegnare le pieghe delle vesti scolpite nel marmo. La stessa luce colpire gli sguardi apparentemente immobili dei santi, dei papi, degli apostoli.
Dunque ho pensato di abolire i contesti, dando forma al nero. I dettagli illuminati dalla sola luce naturale, apparivano avvolti da una sorta di aura che li sottrae al fluire del tempo. Mi muovo, mi alzo, mi allontano, mi abbasso, mi avvicino alla ricerca del punto esatto in cui realizzare l’inquadratura. Solo in un preciso e determinato momento sento il contatto e il limite tra l’essenza del soggetto e la sua realistica percezione. In queste fotografie non ho cercato il pittorialismo, piuttosto una certa liricità, un certo sublime, in un linguaggio più fotografico che artistico.
In questa possibile metafora i corpi “neri” delle silhoutte, i corpi delineati dai bagliori luminosi, prendono campo nella visione come un precedente materico, come una presenza primordiale antecedente all’arrivo della luce stessa. Ricorda quasi la creazione. L’assoluto nero evocazione del passato ancestrale, il nero della memoria: dove la realtà si riempie di nero, là si trova l’impronta del suo esistere nel tempo, in una storia comunque finita, comunque temporanea, come ogni vita. Ecco quindi che la fotografia può diventare un mezzo per documentare l’esperienza del mistero del tempo e forse anche del silenzio.
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