Roma, ri-tratti.

"Ma cosa stavo pensando prima di perdermi a guardare?" - Fernando Pessoa

Come si fa a perdersi per Roma? Anche se ci vivo ormai da molti anni, mi è successo spesso. Mi perdo a guardarla, mi fermo a immaginare fuori dalla realtà. Perdersi pare sia un segno di coraggio, forse lo stesso che caratterizza esploratori e viaggiatori. Attraverso la fotografia ho interpretato il mio rapporto con questa città. Ho eseguito dei ri-tratti, aiutandomi con la sua luce, quale artefice di visioni e custode della fragilità dell'inesorabile divenire.
In alcune immagini la scelta del mosso cerca di enfatizzare il processo di lento rilascio di significati. Il non completamente svelato, lascia aperto uno spazio fisico ed emotivo in cui poter entrare. Il tempo, la memoria, la traccia chiariscono i significati o li distorcono, li ribaltano, li cancellano portando la lettura della realtà su un livello diverso.
“In ogni visitazione dei luoghi, portiamo con noi un carico di già vissuto e già visto, ma lo sforzo dovrebbe essere quello di ritrovare uno sguardo che dimentica l’abitudine, non tanto per rivedere con occhi diversi, quanto per la necessità di orientarsi di nuovo nello spazio e nel tempo.” - Luigi Ghirri

"... l'uomo davanti ai muri si disinibisce. Sia che adoperi una chiave per graffiare o una bomboletta spray, libera il suo inconscio, la sua gestualità ed è se stesso" - Nino Migliori
Anche nelle mie rivisitazioni di queste opere murali, il fulcro della mia ispirazione sono stati gli sguardi. Ho eseguito dei ri-tratti che esprimono il loro carico emozionale, spesso accentuato da un’atmosfera malinconica. Ho scelto tinte quasi monocrome in sintonia con la mia percezione di questi visi, che mi trasportano in una sensazione di pathos.
Dunque, sia nel caso della Roma monumentale che della moderna street art capitolina, non fotografia di pura documentazione, ma immagini che permettono allo sguardo ed ai pensieri di muoversi tra assenze e presenze, tra ricordi di ogni tempo, tra incroci fisici e mentali, entro una “sintonia totale, che ci fa dimenticare che tutto questo esisteva e continuerà a esistere, al di là dei nostri sguardi”.

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