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Roman Walks - Art&Photo

Passeggiate romane (Roman Art & Photo Walks) è una nuova rivista trimestrale di arte, cultura e fotografia creativa con passeggiate esperienziali alla scoperta di storie, personaggi, miti, vizi e virtù della Città eterna.
https://artwalksmagazine.com/

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tags: Roman Walks, Passeggiate romane, Fotopittorialismo, Arte, Fotografia, Roma, Rome,

RW secondo numeroTrevi I
Nikon D90 – modalità di diaframmi – ISO 200 f5.6 1/2500 –sottoesposta di 2 stop. Il teleobiettivo (200 mm) mi ha permesso di eseguire un ritratto  e la conversione in bianco e nero di enfatizzare il rapporto luce/ombra per descrivere meglio il soggetto.
La luce pomeridiana dell’inverno mi ha presentato questa fanciulla di marmo , ha accarezzato il suo sguardo apparentemente immobile. La scelta dell’incidenza della luce sul soggetto, la scelta dell’inquadratura mi ha garantito la possibilità non tanto di cristallizzare un evento piuttosto un moto dell’anima.  Non solo l’uomo, ma anche la pietra è viva perché è stata plasmata dall’uomo. La pietra dunque parla. Questi volti, questi corpi provenienti dal passato ci appaiono e ci arricchiscono di incanti possibili.Trevi II
Nikon D90 – modalità di diaframmi – ISO 200 f6.3 1/2000 –sottoesposta di 2 stop. Il teleobiettivo (200 mm) permette di isolare dettagli e la conversione in bianco e nero di apprezzare meglio le linee e le forme.
La luce pomeridiana dell’inverno 2013 disegnava meravigliosamente le curve del barocco romano del gruppo marmoreo della fontana.  Ero interessato dalla materia e dalle forme, dalla ricchezza inesauribile della pietra/marmo che si adatta alla volontà dell’uomo/scultore/architetto. E a questo contrasto e in questo rapporto dialettico tra due modi di essere dell’arte e delle forme espressive dell’uomo.Trevi III
Nikon D90 – modalità di diaframmi – ISO 200 f5.6 1/2500 –sottoesposta di 2 stop. Il teleobiettivo (200 mm) mi ha permesso di eseguire un ritratto  e la conversione in bianco e nero di enfatizzare il rapporto luce/ombra per descrivere meglio il soggetto.
La luce pomeridiana dell’inverno 2013 mi ha presentato questa fanciulla di marmo , ha accarezzato il suo sguardo apparentemente immobile. La scelta dell’incidenza della luce sul soggetto, la scelta dell’inquadratura mi ha garantito la possibilità non tanto di cristallizzare un evento piuttosto un moto dell’anima.  Non solo l’uomo, ma anche la pietra è viva perché è stata plasmata dall’uomo. La pietra dunque parla. Questi volti, questi corpi provenienti dal passato ci appaiono e ci arricchiscono di incanti possibili.Trevi IV
Nikon D90 – Modalità priorità di diaframmi – ISO 200 f8  1/1250  – sottoesposta a -0,7. Il grandangolo (17 mm) mi ha permesso di riprendere tutta la fontana ed enfatizzare le curve.
Si tratta di una fotografia a colori in cui è stato utilizzato un effetto Bleach bypass ( incrementato il contrasto e diminuita la saturazione).
In una mattina (febbraio 2018), durante la raccolta settimanale delle monetine dei desideri , la luce allunga le ombre, il lavoro tiene a distanza i turisti e la fontana si trova in uno dei rari momenti in cui può essere ammirata solitaria nella sua purezza.Storie dietro le immagini - E' scritto sull'acqua...
A Roma, la street art è diventata negli ultimi anni un interessante strumento espressivo. Dunque basta attendere "l'attimo decisivo" e una qualunque forma d'arte può dare emozioni se si interseca anche con una parte del reale. Ecco crearsi una storia, una paradossale situazione in cui è il cane a rallentare per voler leggere l'epigrafe scritta sulla tomba del poeta inglese John Keats, al cimitero Acattolico di Testaccio, mentre i due anziani non paiono interessati all'incedere del tempo! Oggi quel graffito non c'è più, delebile come vuol essere la street art,ma indelebile come la fotografia riesce ad essere.RW Secondo numeroPantheon
Partendo dall’osservazione delle geometrie della cupola, ho reiterato la giustapposizione di particolari secondo un motivo circolare che trasforma l’iniziale realtà architettonica in una forma visiva autonoma. Il panorama così ottenuto invita non solo lo sguardo a decifrare gli elementi compositivi, ma sembra anche alludere alla forma stessa dell’occhio (oculus), con la circolarità dell’iride che abbraccia la pupilla. La fotografia sfugge al concetto univoco di rappresentazione, ma cerca di esprimere un concetto di forma/spazio, aiutandosi con i rapporti luce/ombra che del Pantheon sono elementi caratterizzanti.Storie dietro le immagini - Il sogno del Tevere
Un fotomontaggio a simulare i fotogrammi di un film, la superficie orizzontale del Tevere, citando artisti ed intellettuali (Fellini, Kentridge, Pasolini, Diavù) le loro fantasie, le loro realtà.
Ascoltando il fruscio del fiume, tutto apparirà nella luce dell’impermanenza, tutto può apparire sorprendente…come uno sguardo, come un sogno.
Lo spazio nero sottostante contribuisce a creare quella sospensione temporale, che talora si verifica nei sogni oppure negli avvenimenti creativi.RW- terzo numeroIl Pasquino è stata la prima statua parlante di Roma, dove tutt’oggi la gente ha l’abitudine di affiggere sulla sua base satire e proteste. L’uso del grandangolo e del punto di presa dal basso contribuiscono “a render viva e contemporanea” la statua. Photoshop CS6|Silver Efex Pro 2
Nikon one J4|Nikkor 10mm|27mm|250|f/5.6|ISO 400|Aperture priority|MatrixL’uso di un medio tele permette di stringere l’inquadratura e selezionare posture/espressività/dettagli, facendo così parlare le statue così come forse volevano gli artisti che le hanno scolpite. Il BW e la presenza di forti contrasti, scarsi mezzi toni danno sostegno alla mia percezione di materialità/durezza, di movimento/ritmo, di mistico/erotico, che queste statue evocano in me.  Photoshop CS6|Silver Efex Pro 2
Nikon D90|Nikon AF 80-200mm|157mm|640|f/3.2|ISO 400| Aperture priority|MatrixStillife
"Still life", in italiano comunemente tradotto con "Natura morta". 
“Still” come aggettivo vuol dire fermo, ma come avverbio significa ancora. Dunque, se usato come aggettivo unito al sostantivo “life” significa “Vita ferma” (forse mancanza di vita) o “Vita morta”: una sorta di ossimoro. Viceversa, se si pensa all’avverbio la traduzione letterale può diventare “ancora in vita”.
Gli oggetti fotografati sono lì reali. Sono dei ready-made, dei  già fatto, dove il tentativo è solo stato quello di risospenderli  in vita. Sono lì che emergono dal nero, sospesi nel tempo, si rendono immortali e tutte le volte che li guardo l’illusione pittorica della vita e della morte scompare. Sono lì, veri. La natura presentata è autentica e dunque pure la sua morte, ma forse più lieve. In quanto immagine, la fotografia stessa è vero che sospende la vita, ma fa compiere un salto fuori dal tempo.
In definitiva lo still life fotografico pare avere una difficile identità. A me piace pensarlo e tradurlo come “Vita sospesa”.
Un mezzo per strappare un segreto alle cose.Rome
Alcuni autori e critici oggi preferiscono parlare di buona fotografia piuttosto che di bella fotografia. Considerando buona una fotografia quando esplicita qualcosa di noi, amplifica i nostri pensieri, ci fa riflettere, ci trasporta dentro un immaginario e racconta una storia. Tutto vero! Ma la bellezza in senso artistico, per me, deve comunque esserci, anche in un opera fotografica.
Nel valutare la bellezza di un’opera d’arte, secondo Robert Adams: la forma è bella perché aiuta l’uomo a superare uno dei suoi timori principali, ovvero che la vita e il mondo siano solo caos e che la sofferenza non abbia senso. Nelle arti visive la forma si concretizza in quel concetto che prende il nome di composizione. Lo scopo: più l’opera è bella più tende ad essere comprensiva. La novità e la varietà di elementi che riesce ad armonizzare.
La fotografia quale forma espressiva dell’uomo, non è evoluzione della pittura, non è clonazione della realtà, non è riproduzione dell’esistente. E’ probabilmente fotografia.
Tutto dipende dall’intensità con cui l’osservatore sa vedere una fotografia e dall’intensità con cui il fotografo riesce ad esprimersi, a prescindere dalle tecniche utilizzate: allora l’opera – d’arte - continuerà a svolgere la sua funzione che potrebbe essere quella di migliorare un po’ il mondo.Questa immagine è caratterizzata dallo studio con cui sono posizionati gli elementi geometrici ed il modo in cui si intersecano con i soggetti  fotografati. L’occhio al posto dell’obiettivo o della pellicola/sensore fotografico, crea un osmosi tra me stesso/fotografo e fotografia/stessa.  La composizione  realizza uno spazio dove i poligoni si compenetrano gli uni agli altri dando luogo ad una armonia costruttiva,  una vibrazione luminosa proveniente dai diversi rapporti tonali. 
Il pennello di mio nonno che utilizzo ancora oggi: una natura morta espressa come immagine e la fotografia stessa che sospende la vita, ma permette comunque di compiere un salto fuori dal tempo.
  L’autoritratto può essere una sorta di confessione, perché l’intimità passa dagli occhi e non da un corpo.

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